Arnoldo   Battois

Il Giorno

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ARNOLDO E BATTOIS, QUANDO UNA BORSA DIVENTA UN'ARCHITETTURA

Accessori senza tempo ispirati a Venezia per il duo creativo già incoronato da Vogue

Regalate alla moda due architetti e le contaminazioni s’allargheranno alla città, la ricerca farà dialogare tecnologia e artigianato e l’ornamento non sarà mai fine a se stesso, pena la scomunica di Adolf Loos. Il duo creativo è Arnoldo][Battois, cioè Silvano (Arnoldo) e Massimiliano (Battois), incoronati l’anno scorso da Vogue tra i talenti del Who is on next?. Emergenti si fa per dire, questi veneziani che si sono conosciuti alla facoltà di Architettura e poi hanno lavorato anni per Mila Schon, Roberta di Camerino, il gruppo Marzotto, spaziando dall’alta moda al pret-a-porter, da Parigi alla Turchia, dalla pellicceria agli accessori sui quali si sono concentrati fin dalla loro prima collezione, inaugurata insieme a uno spazio in Calle dei Fuseri, cuore della Laguna.

Adesso sono a Milano (allo spazio Edit di via Maroncelli e, in pillole, a Fieramilanocity) col loro autunno /inverno che respira grande nord, tra borchie e pelo di capra tibetana. Borse-origami, borse-corsetto con stecche di balena, con segni particolari come i manici ispirati alle Corderie dell’Arsenale, o lucertole e il mascaron rubati alle maniglie dei portoni veneziani. «I nostri non sono pezzi da una stagione, abbiamo una base senza tempo», dice Massimiliano. «Non sono contenitori – dice Silvano, che testa di persona le impugnature rigorosamente ergonomiche – ma estensioni del corpo».

Tutta una citazione. 
Massimiliano: «Siamo innamorati di Venezia, che da Marco Polo in poi ha assorbito molte culture». Silvano: «Adesso fiorisce il calicantus, e il profumo ti sorprende per strada». M: «Anche i cattivi odori fanno parte della sua bellezza». S: «Oggi siamo abituati a icone levigate, photshoppate. Noi usiamo la pelle tinta in botte come nel Medioevo, con le rughe».
Lavorazioni artigianali.
S: «Lavoriamo con un’artigiana che fa i bustini per l’Opéra di Parigi». M: «Ma anche tecnologia: nell’ultima collezione i dettagli sono smaltati con la stessa tecnica che si usa nelle carrozzerie, per farli “assorbire”, cromaticamente e al tatto».
I leoni bizantini si fondono nella borsa.
M: «E negli anelli s’infila il giornale». S: «La decorazione non può mai essere fine a se stessa».
Roba da architetti.
S: «L’architettura è una grande scuola, a cominciare dal metodo di lavoro. Nello schizzo c’è l’istinto, lo ingrandiamo in scala uno a uno e lo sviluppiamo fino al plastico. Ad Architettura abbiamo imparato anche a lavorare in team». M: «E discutiamo, perché abbiamo personalità molto diverse. Ma un progetto pensato da due teste alla fine è molto più forte».
Il prossimo progetto?
M: «Per la primavera estate stiamo preparando anche una capsule di prêt-à-porter, 15-18 abiti». S: «C’è un pezzo con una sola cucitura, senza taglia, che può essere indossato in cinque o sei modi diversi».
Roba da designer.
M: «Nel nostro spazio realizziamo già pezzi unici. Alcune clienti tornano per farsi aiutare a indossarli, altre trovano un nuovo modo di portarli». S: «E ci piace così».