Arnoldo   Battois

Independent style

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Silvano Arnoldo e Massimiliano Battois di Arnoldo][Battois riescono a coniugare, grazie ad una continua ricerca, innovazioni sperimentali che si traducono in forme e dettagli, in architetture compiute ed essenziali. Dopo una ricca esperienza lavorativa, tra tanti Mila Schon e Roberta di Camerino, nel 2001 creano una collezione di abiti e accessori che testano in un proprio spazio espositivo a Venezia, loro musa ispiratrice.

Vincitori, lo scorso anno, di ‘Who is on next?’ si raccontano e spiegano perché la tradizione, il Made in Italy è la chiave del loro successo.

Come nasce la vostra collaborazione?

Ci siamo conosciuti alla Facoltà di di Architettura di Venezia circa 20 anni fa; sui banchi dell’università abbiamo scoperto di avere una forte passione comune per la moda. Da lì nasce il tentativo di intraprendere un percorso formativo e lavorativo nel design; arrivare a Milano ed entrare nello staff di Milan Schön haute couture sono la prima esperienza fondamentale del nostro percorso.

Il banco di prova fondamentale per la nostra crescita professionale è stata la lunga collaborazione con Roberta di Camerino, che ci ha resi pronti per intraprendere un nostro cammino autonomo.

Consapevoli dell’esperienza professionale acquisita in diversi anni di lavoro, abbiamo accettato la sfida di creare una collezione di accessori con un nostro marchio e di testarla in prima persona aprendo uno spazio a Venezia.

Entrambi vi siete formati come architetti. Quanto sono presenti i vostri studi all’interno del vostro lavoro, ed in che modo?

La nostra formazione universitaria presso la facoltà di Architettura ci ha permesso di apprendere un preciso metodo di lavoro e di concepire l’atto creativo come un progetto “architettonico” complesso, con regole e strutture da rispettare, ricercando sempre la coerenza tra forma e contenuto.

Complessivamente diversi ma connessi dal dettaglio: questo è l’obiettivo che ricerchiamo nelle nostre creazioni, esiti di una costante riflessione sul rapporto tra accessorio e abito nella loro reciproca contaminazione.

Gli accessori sono infatti concepiti come abiti, architetture complesse ed autonome che provano a distanziarsi dai canoni attuali dell’oggetto-borsa; è un racconto mai concluso, mai perfetto, che continuamente si arricchisce di esperienze per sperimentare forme, volumi e textures.

Gli abiti sono invece pensati come accessori, strutture essenziali capaci di definirsi e valorizzarsi solamente attorno alla figura umana. Oggetti in divenire, trasformabili e adattabili alle diverse situazioni, pensati per essere indipendenti dalle proporzioni del corpo, ma che ne sfruttano il movimento per definirsi; anche la luce, sfruttando accostamenti di materiali diversi, diventa complice di questo gioco.

Quanto è importante, secondo voi, saper comunicare i codici stilistici della propria terra?

Ogni designer viene fortemente condizionato dal luogo della propria formazione e dagli incontri effettuati lungo il proprio percorso. La sensibilità di ciascuno consente di far emergere le proprie radici o, al contrario, di ricercarne di nuove in esperienze che possono anche non appartenerci direttamente.

Il nostro progetto nasce certamente dalla tradizione ma si arricchisce attraverso gli influssi che derivano da mondi diversi e da nuove suggestioni; ogni lavoro rappresenta un viaggio nella memoria, nello spazio e nel tempo, in cui passato e presente si intrecciano per disegnare il futuro.

Quali difficoltà avete incontrato per farvi conoscere, e quanto è difficile emergere nell’attuale sistema moda?

Ritagliarsi oggi un piccolo spazio nel panorama della moda non è affatto semplice, anche se cominciano a nascere interessanti opportunità per i nuovi designers; è proprio grazie ad una di queste che il nostro progetto ha avuto un notevole appoggio.

Nello scorso luglio abbiamo partecipato a ‘Who is on next?’ 2010, concorso organizzato da AltaRoma e Vogue Italia, nel quale siamo stati selezionati tra i tre finalisti per la categoria Accessori. La nostra collezione S/S 2011 è stata presentata a Milano, durante la Fashion Week, nel corso di un evento organizzato da Vogue America e Vogue Italia, alla presenza di Anna Wintour e Franca Sozzani.

Come base operativa avete scelto Venezia. Quanto vi influenza questa città?

Venezia è la città in cui siamo nati e ci siamo formati, sia con la Facoltà di Architettura che attraverso la lunga collaborazione per Roberta di Camerino.

Difficilmente si sente parlare, sui grandi mezzi d’informazione, dei giovani stilisti. Secondo voi perché?

Investire sulla novità – in qualsiasi ambito essa sia – è sempre una scommessa che a volte viene percepita come un’alterazione di equilibri, più “pericolosa” che utile; si fatica a capire quanto il nuovo, nella sua naturale incertezza e fragilità, sia invece fonte di ricchezza e dialogo, che permette a ciò che è già certo di rinnovarsi e mantenersi attuale.